
Per le donne che desiderano avere una silhouette anni Cinquanta è imprescindibile il bullet bra, il reggiseno a punta. Che non è nato negli anni Cinquanta, bensì nel ‘39. Dopo la mortificazione del seno degli anni Venti e i primi reggiseni imbottiti degli anni Trenta, negli anni Quaranta si elabora un reggiseno nuovo, con coppe profonde e impunture circolari, che conferisce ai seni una forma appuntita, sensuale e minacciosa al tempo stesso. Tanto minacciosa da ispirare un nome legato alla terminologia militare: bullet (proiettile), ma anche torpedo.

Prima indossatrice del nuovo reggiseno è la cosiddetta sweater girl, ragazza della porta accanto che, sotto maglioncini attillati, nasconde un seno atomico. Se ne appropriano le pin-up, capitanate dalla bruna Betty Page. Le dive lo amano: da Jane Russell a Marilyn Monroe, da Gina Lollobrigida a Sophia Loren. Il regista Alfred Hitchcock viola un tabù, mostrando apertamente bullet bra in due film: Vertigo – La donna che visse due volte (1958) e Psycho (1960), dove la protagonista Janet Leigh ne indossa uno bianco per prevenire possibili proteste delle associazioni a tutela della morale.


Ormai, il bullet bra è sdoganato. Appare al cinema anche negli anni Sessanta, su Catherine Deneuve in Bella di giorno (1967). A proporre reggiseni a punta sono marchi celebri come Playtex, Triumph, Aubade. In Francia, negli anni Settanta, nasce Lou, ditta d’intimo fondata da Madame Fallère, che ha imparato a cucire creando reggiseni per sé: negli anni Settanta progetta Paprika, un modello di grande successo con coppe a punta ricoperte di merletto reticolato.

Parallelamente, verso la fine degli anni Sessanta, il successo di magrissime come Twiggy e Jane Birkin e i movimenti femministi che esortano le donne a bruciare in piazza i reggiseni mandano in crisi il concetto di reggiseno. E, quindi, di bullet bra. Che inaspettatamente torna in auge negli anni Ottanta, godendo di visibilità mondiale grazie allo stilista Jean Paul Gaultier e a Madonna, che indossa due suoi modelli durante il Blonde Ambition Tour del ‘90: due guêpière di raso, una rosa l’altra dorata, impunturate con cintura in vita e coppe esageratamente coniche. Dagli anni Ottanta viene una moda futuristica, a tratti robotica (si pensi ad Iman in versione “Imanoide” sulla passerella di Thierry Mugler nel ‘91), e i seni riacquistano forme decise.

Tra gli stilisti contemporanei, quello più affezionato al buon vecchio bullet bra è proprio lui, Gaultier: fautore del revival negli anni Ottanta, ha sempre amato rievocare forme femminili sinuose, anche attraverso i flaconi dei suoi profumi best-seller, Classique e Ma Dam.
Nel 2010, lo stilista francese ha disegnato una Collection Créateur per La Perla che rievoca la guêpière di Madonna: suggestioni fetish, giochi di spalline, coppe coniche e guaine aderenti. La collezione ha avuto un enorme successo, tanto che la collaborazione fra designer e brand prosegue anche per la collezione primavera-estate ‘12.

Uscendo dalla moda mainstream, sono molti i marchi che ripropongono lingerie retrò e bullet bra. Grande visibilità, anche sulle riviste di moda, hanno le creazioni del marchio inglese What Katie Did, e in particolare il suo Maitresse Bra: un reggiseno a punta morbido “come ai vecchi tempi” che le meno procaci possono riempire con apposite coppette imbottite. Il trend è confermato dalla proliferazione di serie tv ambientate negli anni Cinquanta e Sessanta, come Mad Men. Che, complice la ricostruzione minuziosa della costumista Jamie Bryant, ha rilanciato un vecchio modo di vestirsi: a partire dalla lingerie.
E’ proprio il caso di dirlo: il bullet bra va col vento in poppa.
Apparizioni contemporanee del bullet bra:
Dita Von Teese

Cameron Diaz su V Magazine, luglio-agosto 2011

Claudia Schiffer (bullet bra by What Katie Did)

Lady Gaga

E, per finire, un bullet bra nel vero senso della parola: quello di Tank Girl.

Another fashion paper doll: Joan Holloway, from Mad Men.
Drawn by Dyna Moe, based on costumes by Jane Bryant.